Per la riappropriazione della moneta da parte dello Stato sovrano. Contro la globalizzazione. Per uno smarcamento netto della nazione dall’Europa delle banche e dallo strapotere delle lobby. Questi alcuni degli argomenti trattati nel volume «Alta finanza e miseria. L’usurocrazia mondiale sulla pelle dei popoli», scritto dall’economista romagnolo Savino Frigiola, presentato da Padania Cristiana ieri al Liston 12 alla presenza dell’europarlamentare torinese Mario Borghezio.
«Uno strumento fondamentale per comprendere, un libro che ogni cittadino dovrebbe leggere e per questo comprerò io stesso numerose copie e le regalerò alle scuole superiori della mia città», ha spiegato Borghezio. «Si tratta di un tema molto attuale. Quello che sta accadendo, dal caro petrolio al fatto che i cittadini non arrivano alla fine del mese, è l’esplosione di quel mondialismo contro cui ci battiamo da anni». Al tavolo dei relatori, oltre all’autore, anche Piero Puschiavo di Fiamma Tricolore. E proprio sulla presenza del politico, «spesso in mezzo alle polem iche solo per avere i capelli troppo corti», Borghezio ha commentato: «È incredibile che faccia più notizia il fatto che siamo tutti e due qui presenti, che un libro di tale rilevanza. Ma non mi interessa. A me piacciono quelli con i capelli corti. Mi piacce chi condivide le nostre opinioni su moneta e globalizzazione». «La soluzione definitiva è senz’altro l’uscita dall’euro e il ritorno alla lira», ha prospettato Matteo Castagna, responsabile federale di Padania Cristiana nonché autore della postfazione del libro, la cui presentazione secondo gli organizzatori si è svolta «con il patrocinio del Comune di Verona», che però da Palazzo Barbieri smentiscono.
Tra i relatori anche don Floriano Abrahamowicz, mentre moderatore dell’incontro è stato Alberto Lomastro, portavoce di Padania Cristiana. Ad attendere Borghezio fuori dal Liston 12, un sit-in di protesta che ha affrontato l’europarlamentare con slogan, invitandolo a tornare a casa. Nonostante i contestatori non fossero che una decina, fermi all’altezza delle panchine dei giardini della Bra, per salire sull’auto istituzionale il politico, annodatosi come ha lui stesso sottolineato «il fazzoletto da combattimento» verde intorno al collo, ha atteso l’arrivo di due gazzelle dei carabinieri che lo hanno scor tato dal Liston fino ai gradini di Palazzo Barbieri, dove è entrato a salutare Tosi.I.N
IL GIORNALE DI VICENZA - Domenica 6 Aprile 2008
FIAMMA TRICOLORE. In città l’on. Romagnoli
«Sì alla nuova base, ma per i militari italiani»
E il parlamentare rilancia sul nucleare. «È l’unica forma di energia sulla quale si deve puntare»
Chiara Roverotto
«Se base dev’essere che sia al servizio dei militari italiani, magari paracadutisti. L’Italia deve imparare a curare i suoi interessi e, soprattutto, uscire dalla Nato. Siamo contrari all’aumento della presenza militare americana in città, e se mai arriveremo in Consiglio comunale, saremo lì a sorvegliare e a tutelare la tranquillità e la sicurezza di Vicenza». Il primo a parlare ieri mattina in sala decentrata dell’hotel Cristina in via Napoli - che accoglieva l’on. Luca Romagnoli, segretario nazionale della Fiamma tricolore e candidato al senato in varie circoscrizioni - è stato Piero Puschiavo (a sua volta candidato alla Camera per il Veneto 1, e nel consiglio comunale di Vicenza). «Il Dal Molin rimane uno degli argomenti più caldi di questa campagna elettorale - ha ribadito Puschiavo -, ma le nostre posizioni al riguardo sono chiare. Simili a quella della sinistra? Non direi, ma nel rispetto dei cittadini, affinché i loro diritti non vengano calpestati».
Ma non è la prima novità a scuotere l’ala più intransigente della destra italiana e cittadina. «Non possiamo che puntare sul nucleare per avere più energia. Il paese ne ha bisogno, le industrie e il progresso lo richiedono...», ha esordito l’on. Romagnoli. A volte è strana la politica: 25 anni fa quando ci fu il referendum la destra era contraria alla costruzione delle centrali, ora le vede come la sola possibile via d’uscita per la richiesta energetica che viene dal settimo-ottavo paese più industrializzato del mondo. «I tempi cambiano - ha ribadito il parlamentare - e bisogna guardare la realtà con occhi diversi sfruttando tutto quello che abbiamo a disposizione, per cui sì al nucleare per aumentare la nostra autonomia energetica». Come? «Anche con l’esercito se è necessario. Le proteste dei cittadini non possono bloccare termoutilizzatori piuttosto di altri impianti che servono a migliorare il nostro stile di vita. E, poi, la sicurezza come condizione di libertà e giustizia che significa tolleranza zero contro spaccio, clandestini, corruzione». All’incontro c’era anche il candidato sindaco Massimiliano Primon. «La famiglia deve essere valorizzata dopo trent’anni di puro assistenzialismo. E, poi, basta con la cementificazione, con le rotatorie. I signori degli appalti cambino rotta perché con noi troveranno filo da torcere. Costruiremo solo più asili e detteremo nuove regole per le graduatorie d’accesso, daremo incentivi per le giovani coppie e per il trasporto pubblico».
Il Gazzettino Online: il quotidiano del NordEst
«Da Alitalia al Dal Molin»
Il segretario Romagnoli per Primon
«Il Dal Molin? Sosteniamo fermamente che l'Italia debba curare i propri interessi, che debba uscire dalla Nato e che debba essere indipendente dagli Usa. Questo ragionamento lo estendiamo anche alla base Usa bis». A dirlo è il segretario nazionale della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli che ieri, da una saletta di via Napoli, ha parlato del programma del suo partito e lanciato la volata al candidato sindaco di "La Destra-Fiamma Tricolore" Massimiliano Primon ed al suo coordinatore regionale Piero Puschiavo, che è in lista sia come aspirante consigliere che come candidato alla Camera. E se Romagnoli parla dei grandi temi nazionali, dall'energia (con un sì al nucleare) alla crisi di Alitalia («Credo che l'Italia debba avere la sua compagnia di bandiera e Alitalia paga anni di posti di lavoro clientelari e l'operato di persone che non l'hanno saputa gestire»), passando per il caro vita ed il problema dei rifiuti, Primon si concentra su Vicenza e spiega che se verrà eletto sindaco la sua azione sarà «rivolta alla famiglia e ai suoi problemi: deve essere questo il compito prioritario della prossima amministrazione. Come? Prima di tutto operando una riduzione significativa delle rette mensile e una revisione delle norme che regolano le graduatorie per l'ammissione negli asili nido e nelle scuole materne, favorendo i vicentini e le famiglie che hanno entrambi i congiunti lavoratori». E ancora. «In passato si è pensato poco alle famiglie e troppo a lottizzare e cementificare questa città: con noi alla guida di Vicenza i signori del cemento non troveranno terreno fertile». Altra priorità è la sicurezza e per Puschiavo «oggi assistiamo in tutta Italia a un cattivo impiego degli organi di pubblica sicurezza: troppo spesso gli agenti si ritrovano a dover fare gli impiegati. Occorre riformare il settore finanziandolo maggiormente, unitamente a una riforma del sistema giudiziario che è lento e spesso politicizzato: ci vogliono la certezza della pena nei confronti di chi delinque e la separazione delle carriere». Puschiavo, poi, pone l'accento su uno dei cavalli di battaglia della Fiamma Tricolore che è il mutuo sociale: obbligare le Regioni a costruire un certo numero di case per darle in proprietà a chi non ne possiede una. Perché, sottolinea il coordinatore veneto, «la casa è un diritto, non un privilegio».
Roberta Labruna
COMITATO EMERGENZA LATTE
Quote latte e direttiva nitrati sono gli argomenti che hanno tenuto banco l'altra sera all'Alfa Hotel di Vicenza nel corso dell'incontro tra i rappresentanti del Comitato emergenza latte italiano ed i candidati alle elezioni politiche 2008. Tra i politici presenti, oltre a Savino Pezzotta e Manuela Dal Lago, Roberto Ciambetti, Sergio Agoni e Piero Puschiavo. Spaventosi i dati resi noti dal presidente del Comitato Mauro Giaretta: «Nel 1983, quando sono state istituite dalla Comunità Europea le quote latte, in Italia erano attive 400mila aziende produttrici, oggi ne sono rimaste 43mila. Situazione non diversa da quella vicentina, dove la aziende zootecniche produttrici di latte sono passate da 10mila a poco più di 1500».
La novità sulla quale gli esperti appartenenti alle varie organizzazioni di produttori di latte hanno discusso l'altra sera è rappresentata dalla recente disposizione comunitaria che consente agli Stati membri di produrre il due per cento in più di latte. «È una presa in giro - commenta Mauro Giaretta, che rappresenta anche il Cospa, il Comitato spontaneo produttori agricoli di Vicenza - perché questo sistema non fa altro che arricchire chi produce già latte a sufficienza per il fabbisogno interno del Paese, mentre mette in ginocchio Paesi come l'Italia penalizzati dalle multe e da un sistema che sostanzialmente impedisce agli operatori del settore di sopravvivere. Un esempio lampante è quello dell'Irlanda: nel 1983 l'Irlanda con 4milioni di abitanti produceva 53milioni di quintali di latte, mentre l'Italia con 55milioni di abitanti produceva soltanto 105milioni di quintali di latte, una quantità capace di soddisfare soltanto il 60 per cento della richiesta».
I produttori di latte attendono con ansia il 2015, data in cui il Consiglio dei ministri della Comunità Europea ha assicurato sarà abolito il sistema delle quote, ma non sanno con esattezza quante aziende riusciranno a tenere la testa fuori dall'acqua fino a quel momento. «Si poteva risolvere ogni cosa - sottolinea il presidente Cospa Mauro Giaretta - considerando il tetto di produzione non suddiviso tra i vari Paesi della Comunità, ma come limite massimo comunitario. In questo modo si sarebbe evitato che soltanto Italia, Polonia e Germania dovessero pagare le multe per l'eccedenza di produzione. Ed il nostro Paese è quello che contribuisce maggiormente, pagando l'80 per cento delle sanzioni comminate dalla Comunità».
Ancor più grave la questione della direttiva nitrati: «La Pianura padana, considerata area vulnerabile, ma al tempo stesso vocata per le produzioni zootecniche, con l'applicazione della direttiva si trova a dover adottare la norma che prevede il limite di allevamento di due animali adulti per ettaro. Un limite che potrebbe essere superato con l'adozione di impianti, da tempo impiegati in Germania, in grado di abbattere fino al 100 per cento il livello di nitrati. In Veneto è in fase di progettazione un solo impianto di questo tipo, a Gazzo Padovano».
Sulle questioni dibattute i politici hanno ammesso la propria impreparazione, ma hanno assicurato di farsi promotori della tutela degli allevatori, così da garantire al consumatore il giusto prezzo ed un prodotto di qualità.
Matteo Crestani