
Chiedere il voto ai cittadini un tempo era più facile in quanto il costante e qualificato dibattito politico faceva emergere la preparazione politica e culturale, se non solo dialettica e oratoria, dei candidati in corsa alle elezioni.
Sebbene oggi si utilizzi ampaimente la propaganda telematica, dove ognuno si può esprimere al meglio; d’altro canto la mancanza di tempo per consultare il web ne limita la conoscenza.
Nonostante opuscoli e volantini colorati abbiano invaso le case degli elettori, solo in pochi casi qualcuno va a leggerli con attenzione, anche perché, in sostanza, risultano tutti uguali. Allora viene naturale che la campagna elettorale si dibatta su quotidiani e televisione.
Spesso però gli spazi sono lauti per i partiti grandi (da non confondere con grandi partiti) mentre per “gli altri”, sono assai ridotti e trasmessi in orari improbabili.
A volte viene spontaneo chiedersi in che situazione si vive, se in fondo la volontà di fare politica è spinta dalla passione o dal calcolo, se le azioni intraprese hanno valenza puramente personale in un periodo dove l’onestà intellettuale e il dibattito costruttivo sono stati sostituiti dall’abilità di apparire e dalla furba agitazione politica.
Personalmente, in questi ultimi giorni di esasperazioni, isterismi, proposte sommarie, improbabili soluzioni e quant’altro, mi trovo a dover riflettere sull’ipotesi di fondersi nel magma generale oppure rimanere specie in via di estinzione, bisognoso di agire in spazi protetti come fenomeno di studio per psicologi e sociologi.
Un tempo la miglior difesa era l’attacco, ma oggi invece sembra che la miglior difesa sia proprio il nascondiglio. Essere, ma non far mai vedere di essere, perchè il cittadino medio non si spaventi e magari non voti. Essere “radicali” nelle parole, ma mai nelle azioni. Fare attenzione a non danneggiare l’immagine di chi si pone come visivamente affidabile. Controllare i gesti e soprattutto non usare il colore nero.
Il “nero” politico, quello truce, cattivo, come la storia insegna e come chi in troppi la accettano. Mai come in questo ultimo periodo sento politici e personaggi in atteggiamento tale, rivendicare sottovoce, la passata appartenenza all’MSI ma oggi la propensione naturale si esprime con la definizione di centrodestra.
Ci siamo anche noi, la pensiamo come voi; anzi siamo addirittura più estremisti, ma non facciamoci sentire troppo perché magari la stampa ci prende di mira. Meglio la cronaca rosa, il gossip che il dibattito serio.
Ed allora ecco che, come a Venezia, chi si presenta “al di fuori” gode di un trattamento riservato alle specie protette. Come mangiano, come vivono, come si riproducono.
Invano ho atteso un dibattito aperto, quello che migliaia di anni fa organizzavano le testate giornalistiche e le associazioni di categoria, ed invece mi si propone di fare una prova di coraggio tra tutti i candidati Presidente alla provincia di Venezia. Una prova che consiste nell’immergersi in una vasca con all’interno due squali strapieni di cibo, narcotizzati e tenuti a bada dal personale addetto. Ecco il vero significato di coraggio!
Ora, in un tempo dove il significato delle parole è stato alterato e la puerile contrapposizione tra destra e sinistra assume toni teatrali, come può un elettore scegliere il proprio futuro.
Sono ormai anni che il tanto decantato “voto utile” ha soffocato le proposte alternative, serie e sostenibili, in quanto il suo maggiore interesse è la maggioranza assoluta in barba alle vere esigenze del popolo.
Forse è proprio il popolo che ha perso la sua funzione determinante accettando supinamente il sistema “utile”, che vara leggi in fretta e furia troppo maldiscusse e che si preoccupa di controllare le potenziali opposizioni.
Per cercare di uscire da questo sistema esistono due soluzioni: la rivoluzione o il voto!
Passato però il tempo dei fenomeni ideologici di massa non rimane che il voto democratico. E' proprio per questo il motivo per il quale un voto diverso diventa un’azione coraggiosa.
Il coraggio di uscire da un’egemonia di chi sta insieme solamente per interesse personale (vedi leggi elettorali) e più che costruire il futuro nell’interesse nazionale si occupa dei potenziali avversari.
Bisogna quindi porre la fiducia su uomini coraggiosi. Un coraggio che prima o poi farà emergere chi non si è omologato nell’anima e nella vita e di chi accetta il confronto perché sereno, non ha nulla da nascondere.
A chi come
Una Fiamma di riferimento al proprio credo e al proprio programma politico, sebbene talvolta mal interpretato da qualche suo esponente “missino”, ma solamente di nome.
Una Fiamma che non è solo uno splendido simbolo, ma un sentimento autentico unico e inconfondibile.
Comunque vada noi andiamo avanti con
TROVA IL CORAGGIO Vota Fiamma Tricolore
Piero Puschiavo
Segreteria Nazionale - Fiamma Tricolore
Candidato Presidente alla provincia di Venezia
