Vicenza, 27 febbraio 2009
Qualche giorno fa le obbligazioni (bond) Fiat sono state classificate con un “rating” bassissimo cadendo nella categoria “Junk”; ovvero spazzatura. L’Amministratore delegato Sergio Marchionne, al fine di tranquillizzare i mercati, principale preoccupazione, ancor prima della produzione e dei dipendenti,è subito accorso a dichiarare <
Perchè ricordiamolo, ciò che è pubblico non è necessariamente sinonimo di inefficienza, dipende dalla gestione e da come viene amministrata un'azienda. E' ora di invertire la rotta! Basta con la solita truffa a danno dei cittadini che vedono da anni, per realtà come la Fiat, privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Intervenga sì lo Stato ma per socializzare la società torinese e dare giusta dignità ai lavoratori. Ora devono iniziare a pagare gli speculatori!
Piero Puschiavo
Giornata di tesseramento per la sezione di Vicenza a partire dalle ore 15,00 con un banchetto propagandistico nei pressi di Via Cavour (tra Corso Palladio e Piazza dei Signori) dove saranno distribuiti dei volantini sulla sicurezza. Dalle 18,30 appuntamento presso il Patsy Bar in via Divisione Julia per una "bicchierata in quartiere". Saranno presenti i dirigenti provinciali.

La sezione di Bassano del Grappa ha organizzato per oggi sabato 14 febbraio una giornata dedicata al tesseramento che si sovlgerà a partire dalle ore 17:00 presso il Bar Roxy via Garande (strada San Zeno-Rossano). Nel pomeriggio bicchierata, spuncioni e aperitivo. Tutti i militanti sono invitati.

La sezione del Basso Vicentino ha organizzato per domani sabato 7 febbraio una giornata dedicata al tesseramento che si sovlgerà a partire dalle ore 17:00 presso il Bar-Ristorante Winston Cafè a Sorio di Gambellara. Nel pomeriggio bicchierata, aperitivi e per finire cena conviviale. Tutti i militanti della Federazione di Vicenza sono invitati.

Il coordinatore del Veneto Piero Puschiavo ha annunciato la propria candidatura come Segretario Nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore durante un a affollatissima assemblea tenutasi sabato 31 gennaio scorso a Verona presso la sala congressi dell’Hotel San Marco. L’annuncio è stato accolto da un’ovazione del pubblico con un lungo applauso carico di entusiasmo da parte di giovani e meno giovani.
A “moderare” il dibattito il consigliere comunale di Verona Andrea Miglioranzi della segreteria regionale veneta. Presenti in sala numerosi ospiti venuti a Verona con il preciso intento di sostenere il nostro Puschiavo nella sua decisione nonché mostrando grande interesse per i nuovi sviluppi che interessano la Fiamma non solo come partito ma come sentimento di appartenenza. Tra questi: L’On. Antonio Serena, l’On. Roberto Fiore che ha proposto ufficialmente un’alleanza tra Forza Nuova e Fiamma Tricolore, il Sen. Paolo Danieli,con alcuni dei suoi più stretti dirigenti, i maggiori rappresentanti di Nuova Destra Sociale con un intervento di Nicola Buzzi, i rappresentanti di Valori e Futuro con Filippo Bruno di Tornaforte e con un gradito intervento di Mario Filippo. In gran numero l’onnipresente e inossidabile VFS con Giordano Caracino che al microfono ha specificato di chiudere con il tempo delle mezze misure, e ancora: Gigi Bellazzi autore di un vulcanico intervento, il nostro maestro Savino Frigiola, poi Palmarino Zoccatelli, Massimo Mariotti, Giovanni Perez, ecc… Presenti anche alcuni componenti dell’amministrazione comunale e di alcuni importanti enti pubblici nonchè hanno inviato un attestato di buon lavoro il Sindaco di Verona Flavio Tosi, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Aldo Brancher, il segretario provinciale della Lega Nord veronese On. Matteo Bragantini e ancora Emanuele Filiberto di Savoia, i giornalisti Pietrangelo Buttafuoco e Fausto Biloslavo, il camerata Tommaso Staiti di Cuddia e il Principe Don Guglielmo Maria Lolli Ghetti di Ferentino (che doveva presiedere l'evento) fermato da un problema fisico ma che comunque, attraverso un documento, ha sottolineato il suo più totale sostegno a Piero Puschiavo. Attestati poi da Padania Cristiana e dal Presidente del Consiglio Comunale di Brindisi.
Intervento interessante del responsabile regionale di Gioventù Nazionale Gabriele Tasso. Brevi relazioni dei Dirigenti Nazionali Valerio Cignetti, Domenico Russo, Attilio Carelli, Raffaele De Matteis, e regionali come Casaluce per la Campania e Motta per il Trentino Alto Adige. Puschiavo ha poi chiuso l’assemblea con una sua relazione qui di seguito pubblicata integralmente anticipata dalla prima parte in cui annuncia ufficialmente la sua candidatura:
ASSEMBLEA:
Verona 31 gennaio 2009
Relazione integrale di Piero Puschiavo

Prima parte
La convocazione di questa assemblea ha il preciso scopo di tracciare un percorso che ridia finalmente uno sviluppo e una continuità ad un programma politico di Fiamma Tricolore fino ad ora sostanzialmente disatteso ed inapplicato dal 2005, data della sua stesura, quando ci eravamo prefissi di rilanciare l’identità del partito in senso movimentista e sociale. Certo il momento politico è particolare e delicato, il quadro internazionale in costante movimento, con prospettive potenzialmente pericolose, ma interessanti allo stesso tempo. L’epoca dei soggetti ideologizzati sembra tramontare mentre pare delinearsi l’ora per i grandi contenitori politici. È per questo che, unitamente alla presentazione di una mozione in sede congressuale, annuncio qui che lancerò la mia candidatura alla Segreteria nazionale del partito. Una candidatura che deve essere di sprono per il cambiamento, il rilancio e lo svecchiamento del partito.
È indispensabile per questo seguire con ponderato vaglio critico certe evoluzioni (quelle internazionali e quelle nazionali che spesso ne sono il riflesso), crearsi spazi di manovra e saperli occupare per la proposta e l’applicazione delle linee guida del nostro programma politico, ripeto, attualissimo, con sano pragmatismo e con gli strumenti adeguati ed attuali, ma il timone ben saldo alla metà. Ecco perché chiedo il vostro incondizionato sostegno.
Grazie!

Seconda parte:
Proprio l’ultimo Congresso celebrato a Fiuggi nel 2004 stabiliva appunto il rilancio della nostra azione politica attraverso una rifondazione che avrebbe dovuto permettere un rinnovamento dirigenziale per rilanciare e quindi riaffermare il Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
Passaggi, questi, realizzati solo parzialmente e solo per un breve periodo, tant’è che
Le “nostre”’ idee forti, mai come oggi si potrebbero rivelare di attualità (penso al mondo del lavoro con la socializzazione e la partecipazione oppure alla sovranità monetaria con la proprietà popolare della moneta); mai come in questa contingenza socio-economica si stanno aprendo spazi importanti per le nostre ricette, a fronte di un Governo troppo sbilanciato sul liberismo e sul capitalismo più sfrenato, malgrado qualche interessante figura, alcune dichiarazioni d’intenti (vedi Tremonti) e qualche timida mossa in materia di politica economica (che comunque privilegia ancora i banchieri a scapito di famiglie e imprese) e politica estera (vedi intervento moderatore e di diplomazia equidistante durante il conflitto russo-georgiano o le prospettive di rilancio di una geopolitica mediterranea). Troppo poco e comunque, semplici sussulti. Lontanissima ancora la sconfitta del “mercatismo” e la riconquista di spazi di sovranità nazionale (seppur in ottica di una auspicabile Europa Federata). Non si può condurre questo tipo di battaglie o rivendicazioni senza partire dal recupero della sovranità: Politica – Economica - Militare
Politica: contro ogni ingerenza delle lobby finanziarie slegate dagli interessi nazionali e gestite da uomini sconosciuti dalla maggioranza dei cittadini senza essere stati eletti o scelti dal popolo. Uomini questi che dettano le linee di Governo secondo interessi propri.
Bisogna recuperare la sovranità politica con la proposta di una Repubblica presidenziale che abbia poteri assoluti ma con la possibilità di controllo da parte degli organi competenti.
Economica: priorità assoluta al recupero della sovranità monetaria attuabile solo attraverso la proprietà popolare della moneta, secondo le teorie del compianto Professor Giacinto Auriti e del suo legittimo continuatore il qui presente Savino Frigiola, in cui lo Stato deve stampare le proprie banconote in nome e per conto della cittadinanza senza creare debito pubblico. Poiché chi detiene il potere di emettere e distribuire moneta manovra le leve dell’economia e non è assolutamente tollerabile che questa essenziale gestione sia affidata a Società private cola la banca d’Italia e
Solo così potremmo rilanciare l’economia nazionale, azzerando i debiti (come in Russia, Venezuela, Argentina) e sostenendo le imprese.
Solo così potremo ripristinare lo Stato Sociale attraverso il lavoro come dovere ben retribuito e non come espediente per sbarcare il lunario.
Socializzazione delle imprese e carta nazionale del Lavoro sono punti fermi che non potremo mai rinunciare perché risolutori e vincenti
Solo con la sovranità monetaria potremo recuperare i settori nevralgici dello Stato come energia, comunicazioni, trasporti, e sostenere i settori produttivi come l’industria manifatturiera e soprattutto alimentare.
Agricoltura e zootecnia non possono più subire le scellerate politiche di Bruxelles. Basta con le quote latte che oltre ad indebitare gli allevatori ha ingrassato i soliti funzionari. Basta con l’obbligo di acquistare le sementi importate da altri stati come l’America. Basta distruggere la nostra frutta e verdura per allinearsi alle politiche dell’Unione Europea importandone da altri paesi di qualità più scadente. Azzerare le filiere per un mercato più equo e sano.
Solo attraverso la sovranità monetaria potremo costruire le grandi opere pubbliche.
Militare:
Rivendicazione di un’Europa autarchica, forte ed indipendente conseguibile attraverso l’instaurazione di un esercito europeo slegato dalla NATO, organismo oramai desueto con la fine della “Guerra fredda” e tenuto in vita solamente a sostegno degli interessi statunitensi e per le loro guerre di conquista dai Balcani al Medio Oriente diretti al cuore dell’Europa in funzione anti-Russa.
E poi dobbiamo parlare di immigrazione, non solo clandestina ma incontrollata. Bisogna di far rispettare gli accordi stipulati con gli altri Stati, che si sono rivelati a tutt’oggi niente di più che elargizione di soldi a pioggia per la discutibilissima “ripa-razione” di torti storici oppure investimenti dal solo risvolto d’interesse economico. Altro che 50 euro. Esigere i danni subiti dai loro stati di provenienza.
Di criminalità senza “arram-picarsi sugli specchi” come per le ultime violenze, scaricando la colpa sulla “scarsa illuminazione” nelle strade buie. Parlare Giustizia che non funziona. Magistrature ancora troppo politicizzate. Castrazione chimica per i violentatori. Introduzione dei lavori forzati e pena di morte per chi abusa dei minori provocandone la morte.
Sicurezza Non possiamo più accettare che i nostri militari vengano mandati in giro per il mondo quando potrebbero meglio essere utilizzati per il controllo e la sicurezza del nostro suolo e per gli interessi della nostra Nazione.
Combattere la piaga della droga.
Riforma scolastica e non riforma finanziaria della scuola.
Proposte e programmi più o meno simili se ne riscontrano nella galassia politica della cosiddetta Destra Radicale, perché quasi sempre le buone intenzioni si sono scontrate con i problemi di natura personale, i disaccordi organizzativi e strategici, con la miopia e l’ottusità d’una “casa madre” sorda alle spinte della base e alle rinnovate esigenze che lo stare al passo coi tempi impone (che è ben altra cosa di sposare “lo spirito malato di questo tempo”).
Da qui incomprensioni, invidie, frammentazioni, discordie. La paura di perdere chissà quale titolo o carica imprescindibile, l’ossessione della vetrina e della visibilità si è dimostrata una vera e propria malattia cronica anche in un piccolo partito come il nostro; la meritocrazia è stata sopraffatta dal burocratismo immobilista, che distrugge, sfalda, spegne anziché infiammare e tenerci uniti per costruire. E così anche certi “duro purismi” (tutti da verificare) fuori luogo e fuori tempo massimo.
Noi, dobbiamo tornare a rappresentare la continuità ideale votata alla sintesi e alla costruzione, aspetti peculiari del Fascismo nel suo stretto senso originario, rispettando ruoli, capacità, meriti, rappresentatività e attitudini di tutti coloro che credono e si sono donati a questo progetto. Con umiltà, costanza e determinazione.
Come può una comunità come la nostra, che tanto ha pagato per le proprie idee, non trovare la consapevolezza che di questo passo l’estinzione è alle porte? Estinzione che cammina sulle gambe dell’individualismo, del menefreghismo, dell’atomizzazione disgregante e della sterilità! Abbiamo purtroppo vissuto ed assistito a più conflitti interni al nostro mondo che contro i nostri veri nemici. Una miriade di simboli, uomini guida non all’altezza e litigiosi, pronti a scendere a compromessi solo per interessi personali. Accettiamo tavoli di trattative con le più svariate formazioni politiche, anche a sinistra, anziché tra di noi.
Spesso hanno accusato il nostro ambiente di estremismo…e spesso a ragione! Quando non riusciamo a porre al centro gli interesse comuni, dei cittadini, del nostro popolo; quando siamo incapaci di veicolare e diffondere proposte serie e sostenibili, spesso invece comprese, accolte, sostenute e portate a realizzazione da altri soggetti politici.
Se nemmeno più la sinistra ha la capacità, anche in ambito elettorale, di rappresentare le istanze sociali e del mondo del lavoro perché ormai incapace di comprendere e dialogare con la gente, chi meglio di noi, per eredità e continuità ideale, può andare a catalizzare il malcontento e raccogliere il consenso del popolo?
Ci chiamano estremisti perché sanno che non potremo mai accettare il liberismo centrista. Quel liberismo sfrenato che ha portato prima i casi Parmalat Ciro Bagaglino, Banca popolare di Lodi, le cartolarizzazioni Trevi 1, 2, 3 e che si presta volentieri al servizio di chi ha pilotato questa recessione economica figlia legittima di chi oggi bombarda impunemente un povero popolo che vive in una terra da secoli. Chi chiama terroristi i patrioti. Chi favorisce l’immigrazione incontrollata nel nostro paese. Chi, dalle televisioni, cattura la mente dei nostri ragazzi e li deforma in un branco di perfetti esemplari cresciuti in cattività. Chi storpia la nostra lingua e i suoi significati come la parola Destra.
Il concetto di Destra, divenuto oggi quasi una moda, una sciccheria, una etichetta virtuale da salotto, una contrapposizione di riflesso alla sinistra (senza capirne la distinzione), una emulazione della Destra americana, deve essere ricondotto nella sua categoria originaria naturale, sinonimo di una visione conservatrice, liberale, capitalista e clericale.
Quanto di più lontano dalla nostra visione del mondo e dai nostri valori! Come ribadì lo stesso Mussolini in più occasioni. E come testimonia lo stesso Fascismo che seppe essere la massima sintesi “della destra e della sinistra” e non l’una o l’altra.
Quel fascismo che non fu solamente folclore ma una grande indicazione politica.
Sia chiaro: non siamo e non vogliamo fare i contestatori di professione abbaiando perennemente alla luna.
Quell’epiteto di estremisti non fa per noi. Noi siamo centrati sulle nostre idee e, forti di esse, siamo pronti ed aperti al dialogo, al confronto con qualunque altro soggetto politico. Serve un linguaggio comprensibile, l’unità, la continuità, un simbolo politico riconosciuto e riconoscibile.
Una Fiamma che per non spegnersi deve saper tornare ad essere autenticamente un Movimento Sociale, con una apertura maggiore e genuina verso chi vorrà sposare la nostra lotta e parteciparvi; e con una dirigenza più selezionata e rappresentativa di quella attuale.
Abbiamo bisogno di uomini seri, trasparenti, concreti e radicati sul territorio, forti della propria rappresentatività e non imposti da discutibili scelte della dirigenze nazionale, coi quali creare una forza coesa ed organica.
I nostri rappresentanti nelle amministrazioni locali, autentiche sentinelle e antenne del territorio, devono essere parte integrante nell’ambito dirigenziale del partito.
Il comitato Centrale deve tornare ad essere il parlamento rappresentativo del Partito, scelto con criteri meritocratici e convocato per promuovere le linee guida e non per battibecchi per le patacche.
Occorre investire in risorse umane ed economiche per crescere una gioventù che dovrà formare la nuova classe dirigente, attraverso la realizzazione della scuola di partito.
È ovvio che, per ragioni di rappresentatività, alle prossime elezioni europee dobbiamo dare uno sguardo ma senza illusioni o esasperazioni. Sono assolutamente contrario alle soglie di sbarramento ma forse potrebbero servire per creare un progetto politico di medio-lungo termine.
Se la rappresentanza europea, quanto meno come obiettivo a breve termine, è importante, ritengo fondamentali anche le future competizioni amministrative, perché, lo ribadisco, sono gli amministratori locali i veri pilastri del partito, le radici sul territorio.
E da lì dobbiamo ripartire!
Quando ci si vede accerchiati, oramai prossimi al trapasso, quando ci si trova in una barricata come la nostra allora si potrà tornare il dialogo. E ci si deve accordare solamente però senza dimenticare il nostro grande punto di riferimento che è lo stato sociale oggi sempre più saccheggiato.
Bisogna però uscire dal ‘900 portando con noi quel bagaglio culturale che i vinti ci hanno consegnato con il loro grande sacrificio. Richiamo tutti ad una grande riflessione generale e forse anche una profonda autocritica, che ci permetta di mettere da parte i personalismi in funzione di una battaglia futura che non possiamo pensare, non dico vincere, ma nemmeno di combattere se disgregati.
Ad ognuno il suo ruolo, ad ognuno la propria funzione.
Ma serve un cambiamento!
Abbiamo lanciato un messaggio al Centro Destra ma, oltre a non essere stato raccolto, abbiamo dato ascolto alla nostra base che per la prima volta si è espressa ed è stata considerata. Ma nonostante questo, sono ancora troppi i malumori della base rimasti inascoltati e che hanno minato gli stimoli e lo slancio; inaccettabile la tendenza amorfa di far prevalere lo status quo piuttosto che investire nel futuro; castrante l’incapacità a livello dirigenziale di interagire con le altre forze politiche.
I giovani devono essere affascinati, conquistati e responsabilizzati, sbagliatissimo atrofizzarli nei loro slanci. Vanno guidati e non mortificati.
Non ho aderito alla Fiamma Tricolore per scalare poltrone e fare carriera. Ma nemmeno per fare “testimonianza”.
L’ho fatto perché nella Fiamma ho riconosciuto il partito che può realizzare l’elevazione etica e sociale degli italiani, il partito che può dare concretezza alle nostre idee di sempre. Per non delegare oltre la costruzione del nostro futuro. E per questo non posso accettare l’immobilismo, lo sfruttamento della buona fede e del lavoro altrui!
Da Verona, luogo altamente simbolico per le nostre radici storiche e politiche, dovrà rinascere l’ora del riscatto. Alla Vittoria!
Corriere del Veneto - VERONA -
CRONACAVERONA - data: 2009-02-01 - pag: 8
L'assemblea
Appello di Fiore alla Fiamma «Corriamo assieme alle europee»
VERONA — L'occasione per l'annuncio è stata, ieri, l'assemblea della Fiamma Tricolore all'hotel San Marco. Tra gli invitati anche il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, che nel suo intervento ha lanciato ai padroni di casa una proposta di alleanza, «un messaggio di cameratismo e amicizia» l'ha definito. «È ora di finirla – ha detto Fiore – di farci concorrenza: propongo di unirci per colmare il vuoto a destra del Pdl e a sinistra del Pd». Applausi dalla base, reazione un po' più freddina da parte dei vertici di Fiamma, con il consigliere comunale Andrea Miglioranzi sorpreso dalla mano tesa del partito di Fiore: «È una cosa da valutare, di sicuro non ne avevamo mai parlato prima». In tutti i casi un'ipotesi da non scartare a priori in vista di una possibile soglia di sbarramento del 4 per cento alle elezioni. Tralasciando le europee per guardare alle provinciali, è più probabile che Fiamma Tricolore corra a fianco della Lega più che di Forza Nuova. La conferma arriva proprio dallo stesso Miglioranzi, eletto a palazzo Barbieri tra le fila della Lista Tosi: «L'unica ipotesi, per il momento, resta quello di schierarci con