Il Coordinatore regionale del Veneto ha convocato una riunione di coordinamento per il giorno 12 luglio 2009 alle ore 10.30 (prima convocazione 9.30) presso la sede provinciale di Padova in Riviera San Benedetto 28.
La riunione è aperta agli iscritti previa autorizzazione dei segretari o commissari provinciali di competenza.

Tra le numerose e ben più serie preoccupazioni che investono migliaia di italiani, in particolar modo colpiti da una perdurante e seria situazione socio-economica, il problema referendum, rischia, come naturale, di passare in secondo piano, se non nel dimenticatoio. Già in Italia il disinteresse per questa forma di consultazione è noto, e non solo in quanto si tratta di uno strumento esclusivamente abrogativo e non propositivo, ma soprattutto perchè, in particolar modo negli ultimi anni, questo strumento di consultazione popolare viene boicottato in quanto risulta quasi sempre possibile stravolgerne l'esito attraverso iter e nuove normative promulgate ad hoc dal Parlamento, volte ad aggirarne il risultato. Nello specifico, gli attuali quesiti referendari, nella sostanza, sono volti a rafforzare ulteriormente il processo di aggregazione politica volto a consolidare un sistema bipolare maggioritario di stile anglosassone, a discapito della pluralità delle rappresentanze. Contro ogni forma di tentativi di consolidare questo sistema bipartitico la Fiamma Tricolore, da sempre si batte per un sistema elettorale basato sul proporzionalismo puro, attraverso le preferenze, unico modo per dare piena rappresentatività e voce a tutti gli elettori.
Piero Puschiavo Segreteria Nazionale
Come spesso capita, bisogna che la piena ci travolga, prima di pensare di alzare gli argini; così ho interpretato l’invito ufficiale del nostro Segretario Luca Romagnoli, ad aprire un dialogo con Storace e Fiore per ipotizzare un possibile partito unitario.
E' bene ricordare che tale messaggio è stato chiaramente lanciato in un momento molto più importante e sgombro di equivoci rispetto a questo, esattamente il 31 gennaio 2009, quando in occasione dell’Assemblea “regionale” del Veneto, intervenne lo stesso Segretario Nazionale di Forza Nuova, lanciando l'appello per un progetto unitario, senza poi trovare alcun riscontro ufficiale.
A questo proposito, quale componente della Segreteria Nazionale, rilancio tale proposta, ma non prima di aver consultato la base militante attraverso la sua massima espressione che di fatto è il Comitato Centrale.
Poiché non si ritiene opportuno che tale importante decisione, addirittura di mettere mano al simbolo, possa essere presa da chi, sordo, ha voluto guidare il partito in solitaria e da chi, presuntuoso, ha scelto l’alleanza con soggetti che intendono la politica come un personale interesse affaristico, il tutto deciso in un momento cruciale come le elezioni europee.
Mi auguro che tale proposta, prima di essere diffusa ufficialmente, venga discussa in opportuna sede in quanto esistono, in alcune zone d’Italia, al di fuori dell’hinterland romano, situazioni delicate e molto particolari.
L’imminente Congresso Nazionale poi, che, come da statuto, dovrà essere convocato quanto prima, potrà sicuramente essere la prima occasione per far esprimere ai vari segretari delle formazioni politiche chiamati in causa, le loro idee e progetti e soprattutto la loro chiara volontà sul futuro dell’area.
A maggior ragione perchè ci troviamo in una fase che deve trovare come primo punto quella massima trasparenza che da sempre ci differenzia, nel pieno rispetto della base militante e dei loro rappresentanti.
Piero Puschiavo, Segreteria Nazionale
Il modo con il quale si spacciano certe notizie fa venire in mente che la sempre più mancanza di qualità intellettuale dia spazio solamente alle futilità. Fa rabbrividire che un simbolo di portata storica campeggi tra figure alla “Vito Catozzo” (noto personaggio comico interpretato da Giorgio Faletti) con la causale di improbabili ronde.
Benché giustamente, tranne la sinistra ovviamente, tra le righe dei vari quotidiani si denoti una certa ironia nel descrivere questa assurdità, le immagini fotografiche non lasciano scampo a quella povera Fiamma Tricolore dipinta come qualcosa di altamente ridicolo e anacronistico.
Qui però chiamo in causa chi da sempre, soprattutto in ambito di elezioni, si è sempre preoccupato di non vedere depositati simboli similari a quella Fiamma che poco tempo fa campeggiava nel simbolo della fu AN. ed il silenzio, ed il distacco intorno a questa notizia mi lascia perplesso.
Probabilmente è un modo come un altro di “ridicolizzare” un passato che qualcuno ha ancora grosse difficoltà a disfarsene pertanto in complicità con un pseudo-massone e sua moglie, gli viene data la possibilità di utilizzare un simbolo che non merita assolutamente questo trattamento.
Chi come noi crede ancora nella Fiamma e nel suo rilancio non accetta tutta questa negativa strumentalizzazione volta a screditarne ulteriormente il valore.
A chi invece ha permesso che un “funzionario di Stato” possa accedere gratuitamente agli archivi del Viminale e possa addirittura costituire un osservatorio sul terrorismo il tutto condito da simbologie ed ad accostamenti sommari ad un glorioso periodo storico (che molto probabilmente lo avrebbe preso a calci nel sedere) fa pensare che se poi immigrazione incontrollata e conseguente aumento di criminalità sono in costante crescita, evidentemente qualcosa negli “apparati di controllo” non funziona proprio.
Piero Puschiavo
Segreteria Nazionale

Chiedere il voto ai cittadini un tempo era più facile in quanto il costante e qualificato dibattito politico faceva emergere la preparazione politica e culturale, se non solo dialettica e oratoria, dei candidati in corsa alle elezioni.
Sebbene oggi si utilizzi ampaimente la propaganda telematica, dove ognuno si può esprimere al meglio; d’altro canto la mancanza di tempo per consultare il web ne limita la conoscenza.
Nonostante opuscoli e volantini colorati abbiano invaso le case degli elettori, solo in pochi casi qualcuno va a leggerli con attenzione, anche perché, in sostanza, risultano tutti uguali. Allora viene naturale che la campagna elettorale si dibatta su quotidiani e televisione.
Spesso però gli spazi sono lauti per i partiti grandi (da non confondere con grandi partiti) mentre per “gli altri”, sono assai ridotti e trasmessi in orari improbabili.
A volte viene spontaneo chiedersi in che situazione si vive, se in fondo la volontà di fare politica è spinta dalla passione o dal calcolo, se le azioni intraprese hanno valenza puramente personale in un periodo dove l’onestà intellettuale e il dibattito costruttivo sono stati sostituiti dall’abilità di apparire e dalla furba agitazione politica.
Personalmente, in questi ultimi giorni di esasperazioni, isterismi, proposte sommarie, improbabili soluzioni e quant’altro, mi trovo a dover riflettere sull’ipotesi di fondersi nel magma generale oppure rimanere specie in via di estinzione, bisognoso di agire in spazi protetti come fenomeno di studio per psicologi e sociologi.
Un tempo la miglior difesa era l’attacco, ma oggi invece sembra che la miglior difesa sia proprio il nascondiglio. Essere, ma non far mai vedere di essere, perchè il cittadino medio non si spaventi e magari non voti. Essere “radicali” nelle parole, ma mai nelle azioni. Fare attenzione a non danneggiare l’immagine di chi si pone come visivamente affidabile. Controllare i gesti e soprattutto non usare il colore nero.
Il “nero” politico, quello truce, cattivo, come la storia insegna e come chi in troppi la accettano. Mai come in questo ultimo periodo sento politici e personaggi in atteggiamento tale, rivendicare sottovoce, la passata appartenenza all’MSI ma oggi la propensione naturale si esprime con la definizione di centrodestra.
Ci siamo anche noi, la pensiamo come voi; anzi siamo addirittura più estremisti, ma non facciamoci sentire troppo perché magari la stampa ci prende di mira. Meglio la cronaca rosa, il gossip che il dibattito serio.
Ed allora ecco che, come a Venezia, chi si presenta “al di fuori” gode di un trattamento riservato alle specie protette. Come mangiano, come vivono, come si riproducono.
Invano ho atteso un dibattito aperto, quello che migliaia di anni fa organizzavano le testate giornalistiche e le associazioni di categoria, ed invece mi si propone di fare una prova di coraggio tra tutti i candidati Presidente alla provincia di Venezia. Una prova che consiste nell’immergersi in una vasca con all’interno due squali strapieni di cibo, narcotizzati e tenuti a bada dal personale addetto. Ecco il vero significato di coraggio!
Ora, in un tempo dove il significato delle parole è stato alterato e la puerile contrapposizione tra destra e sinistra assume toni teatrali, come può un elettore scegliere il proprio futuro.
Sono ormai anni che il tanto decantato “voto utile” ha soffocato le proposte alternative, serie e sostenibili, in quanto il suo maggiore interesse è la maggioranza assoluta in barba alle vere esigenze del popolo.
Forse è proprio il popolo che ha perso la sua funzione determinante accettando supinamente il sistema “utile”, che vara leggi in fretta e furia troppo maldiscusse e che si preoccupa di controllare le potenziali opposizioni.
Per cercare di uscire da questo sistema esistono due soluzioni: la rivoluzione o il voto!
Passato però il tempo dei fenomeni ideologici di massa non rimane che il voto democratico. E' proprio per questo il motivo per il quale un voto diverso diventa un’azione coraggiosa.
Il coraggio di uscire da un’egemonia di chi sta insieme solamente per interesse personale (vedi leggi elettorali) e più che costruire il futuro nell’interesse nazionale si occupa dei potenziali avversari.
Bisogna quindi porre la fiducia su uomini coraggiosi. Un coraggio che prima o poi farà emergere chi non si è omologato nell’anima e nella vita e di chi accetta il confronto perché sereno, non ha nulla da nascondere.
A chi come
Una Fiamma di riferimento al proprio credo e al proprio programma politico, sebbene talvolta mal interpretato da qualche suo esponente “missino”, ma solamente di nome.
Una Fiamma che non è solo uno splendido simbolo, ma un sentimento autentico unico e inconfondibile.
Comunque vada noi andiamo avanti con
TROVA IL CORAGGIO Vota Fiamma Tricolore
Piero Puschiavo
Segreteria Nazionale - Fiamma Tricolore
Candidato Presidente alla provincia di Venezia
La Federazione di Venezia del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, comunica che in occasione delle polemiche scaturite dopo l’annuncio della manifestazione elettorale prevista a Venezia il 30 maggio p.v., organizza una Conferenza Stampa che si terrà il giorno di giovedì 28 maggio alle ore 11:30 presso la sala interna della “Birreria da Scarpon” in via Manin, 21 a Mestre.
Saranno presenti: Piero Puschiavo, Coordinatore regionale del Veneto, Marco Pinardi, Commissario provinciale di Venezia, Roberto Quintavalle, responsabile della Sezione di Venezia.
Il Venezia cronaca pag 23
Politica. La Prefettura: «Non è detto che il percorso sia quello»
Marcia della Fiamma
i negozi: preoccupati
I Verdi presentano un dossier in Prefettura Puschiavo replica:mi hanno sempre assolto
Venezia
Fiamma Tricolore in corteo
Ancora tensioni in vista del corteo di Fiamma Tricolore, il 30 maggio, per la campagna elettorale di Piero Puschiavo, candidato alle Provinciali.
All’ indignazione delle Sinistre però, ora si aggiungono anche i timori dei commercianti:La preoccupazione è legittima quando c'è il rischio che manifestazioni politiche possano diventare pretesti per compiere atti di violenza - dice Roberto Magliocco dell'Ascom - vorremmo non ci fossero cortei nè di estrema destra nè di estrema sinistra, ma è la Prefettura che deve valutare. Il rischio infatti, in una città blindata, è che i turisti si allontanino. E i malumori dei negozianti, dopo il comizio della Lega, sabato scorso a Mestre, potrebbero trovare nuovo sfogo. Intanto il capogruppo dei verdi ha presentato alla Prefettura un dossier “sulle attività di propaganda e violenza razzista e antisemita di Piero Puschiavo”. Dopo l’indignata risposta della città - dice Beppe Caccia -Puschiavo fa l’agnellino e parla di manifestazione pacifica, ma in veneto la sigla della Fiamma Tricolore è la copertura partitica legale del veneto Fronte Skinhead, formazione neonazista, i cui esponenti sono stati più volte indagati e processati per decine di atti di violenza. Puschiavo replica: Sono stato sempre assolto, 18 anni di indagini e persecuzioni giudiziarie. Caccia dovrebbe informarsi prima di gridare “Al lupo al lupo”. Non sarà un'adunata come la si vuol far passare - conclude – che guardi piuttosto alle nostre attività politiche. Nel frattempo anche Medicina Democratica e AmbienteVenezia però chiedono di stoppare il corteo. E Luigi Pizzi, prefetto vicario risponde: Stiamo valutando. Sono decisioni delicate per le quali ci vuole equilibrio. Non è detto che il percorso sia quello. Ovvero che la sfilata si concluda in Ghetto: Bisogna tener conto di tutti i diritti in gioco, compreso quello all’attività di propaganda in campagna elettorale, sempre nei limiti della legalità – fa notare Pizzi - La manifestazione potrebbe essere vietata solo per gravi motivi di sicurezza e ordine pubblico: ma sarebbe una decisione grave.
Corriere del Veneto
Venezia 21/05/2009, Pagina 8
La manifestazione La polizia allerta 600 agenti per il 30 maggio, probabile il cambio di percorso
Aggressione a Sartori, 4 no global indagati Corteo della Fiamma, un dossier al Prefetto
VENEZIA – Quattro no global sono stati iscritti sul registro degli indagati per il pestaggio ai danni del candidato di Forza Nuova Sebastiano Sartori. La Procura contesta ai quattro, gli unici identificati dalla Digos sulla base delle testimonianze della vittima e di chi ha assistito (ma al pestaggio avrebbero partecipato una decina di ragazzi), il reato di lesioni, aggravato dal fatto di essere stati in molti contro uno solo. Il fascicolo è stato assegnato dal procuratore capo Vittorio Borraccetti al pm Lucia D’Alessandro, che probabilmente nei prossimi giorni delegherà la polizia giudiziaria per raccogliere ulteriori elementi sul fatto, avvenuto martedì scorso a Santa Margherita. Sartori, che corre per la presidenza della Provincia, era stato aggredito di fronte al bar Rosso, davanti agli occhi della fidanzata: gli aggressori l’hanno buttato per terra e colpito con calci e pu&s hy;gni, causandogli la frattura del gomito e di una mano, con un prognosi di una cinquantina di giorni. «È un fatto molto grave», aveva commentato il procuratore capo Borraccetti.
Anche questa aggressione ha contribuito ad alzare la tensione in città, in vista del corteo del 30 maggio della Fiamma tricolore. Che, dice, vuole smorzare i toni.
Marceranno in file compatte a gruppi di cinque, vestiti di nero e con piglio militare. Non escludono che qualcuno possa decidere di tendere il braccio destro verso l'alto, come è sempre capitato nelle manifestazioni della Fiamma Tricolore negli ultimi dieci anni a Verona, a Vicenza o a Treviso. Assicurano che saranno ordinati e disciplinati come si conviene al loro movimento. «Non veniamo a Venezia per fare la guerra – spiega il commissario provinciale della Fiamma Marco Pinardi – ma per fare un comizio. Politico. Ma visto che c'è stata questa reazione spropositata a qu esto punto verranno più delle 500 persone che avevamo previsto. Oltre ai nostri iscritti veneti verranno simpatizzanti dal resto del paese. Ma non c'è nulla da temere: nelle nostre manifestazioni non ci sono mai stati scontri a differenza di quelle organizzate dai centri sociali». Pinardi inoltre assicura che la Fiamma accetterà qualunque cambiamento di percorso imposto dalla Prefettura per motivi di ordine pubblico. Ma se è quasi certo che il corteo subirà un cambio di direzione dell'ultimo minuto su richiesta della Questura che ha già chiesto rinforzi a Padova e a Bologna e che ha allertato quasi 600 poliziotti per l'occasione, è altrettanto chiaro che a questo punto la manifestazione della Fiamma, regolarmente iscritta alle liste elettorali, avrà luogo come previsto, nonostante le richieste di annullamento da parte del Consiglio comunale, delle associazioni antifa sciste e degli attivisti dei centri sociali. «La Fiamma Tricolore è la copertura partitica di Veneto fronte skinhead – ribatte il capogruppo dei Verdi Beppe Caccia che ieri ha inviato alla Prefettura un dossier di 28 pagine sulle attività politiche del candidato della Fiamma Pietro Puschiavo – siamo di fronte a una formazione neonazista in procinto di marciare in una città dalla lunga tradizione antifascista e per di più nei pressi del Ghetto. E' una provocazione ». D'altro canto Puschiavo e i suoi iscritti non hanno pendenze con la giustizia. Anche se cinque anni fa il suo movimento è stato definito dal tribunale di Verona «di ispirazione totalitaria, nazista e fascista» i suoi esponenti sono stati completamente assolti perché «non si possono processare le intenzioni». «A questo punto forse era meglio non alimentare la contrapposizione dall'inizio anche perché non credo abbia senso impedire un c orteo – conclude il deputato del Pd Rodolfo Viola – ma sembra proprio una provocazione. Perché anche se creano liste per candidarsi deve essere chiaro che su certi concetti ormai disconosciuti da tutti i partiti non si può assolutamente derogare. Mi auguro che la Prefettura prenda tutte le misure del caso».
Il Gazzettino cronaca pag.3
LA MARCIA DELLA FIAMMA SU VENEZIA
La Prefettura frena sul percorso della manifestazione: «Non è detto che sia quello»
«Stiamo valutando. Sono decisioni delicate per le quali ci vuole calma ed equilibrio. Comunque non è detto che il percorso sia quello». Luigi Pizzi, prefetto vicario di Venezia, non dice una parola di più sulla manifestazione elettorale annunciata dalla Fiamma Tricolore per sabato 30, con conclusione vicino al Ghetto, cosa che ha fatto scoppiare polemiche e proteste. Lo stesso Consiglio Comunale, con un ordine del giorno approvato a maggioranza, ha chiesto al prefetto di non concedere l'autorizzazione per quella che gli organizzatori hanno chiamato una "marcia su Venezia". «Bisogna tener conto di tutti i diritti in gioco, compreso quello all'attività di propaganda in campagna elettorale, sempre nei limiti della legalità - ha fatto notare Pizzi - ricordando che la manifestazione potrebbe essere vietata solo per gravi motivi di sicurezza e ordine pubblico, ma sarebbe una decisione grave». Il capogruppo di Rifondazione Sebastiano Bonzio considera questa manifestazione una provocazione all’anima antifascista della città. «Venezia - ha detto Bonzio - non vuole essere costretta ad assistere ad una manifestazione di un movimento che si richiama espressamente ed impunemente al fascismo». Il capogruppo dei Verdi, Beppe Caccia, è andato oltre presentando e spedendo in giro un voluminoso dossier relativo al candidato della Fiamma Piero Puschiavo "Razzismo contro i migranti, propaganda antisemita e violenza: ecco chi sono i "pacifici manifestanti" del 30 maggio". Nel "malloppo" c’è la storia del Veneto fronte skinheads corredato da molte fotografie delle parate e delle manifestazioni svolte in varie città e soprattutto vengono riportati i disordini provocati da alcune delle loro manifestazioni. "A soli 39 anni, Piero Puschiavo è una leggenda, nera - scrive sul Corriere Marco Imarisio, nell’articolo allegato al dossier - imprenditore, padre di famiglia, nel 1985 fondò il Fronte, portò gli skinhead a Verona, decisamente in anticipo sui tempi rispetto a Milano o Roma. Forse non sembra, ma Puschiavo è uomo colto, probabilmente non sbaglia quando dice che i giovani estremisti d'oggi non leggono Evola e Maurras, nulla sanno del pensiero di Alain De Benoist. Ma il suo linguaggio è questo: "Sono tutti figli dell'America, dei suoi film corruttori e violenti, dell'ossequio continuo a Israele".