È cronaca quotidiana leggere sulla stampa i continui reati e i disagi provocati da cittadini extracomunitari di ogni risma a danno dei cittadini locali. Non ultimo il grave “episodio” verificatosi pochi giorni fa a Montecchio Maggiore, in via Fogazzaro, dove due nigeriani hanno aggredito un Carabiniere, altri che hanno gettato dal balcone una lavatrice stampatasi sul piano d’ingresso, donnone che urlano, bambini che scappano e altri disagi e manifestazioni di mancanza di rispetto e del buon senso di vivere civile... Dalle testimonianze raccolte si possono sentire le peggiori ed incredibili vicende che coinvolgono i “castellani”, a danno della multiculturalità. Una situazione sempre più esasperata che si aggiunge alle migliaia di quartieri oramai controllati da queste orde di extracomunitari, non solo nel vicentino.
Mentre il Governo si appresta all’ennesima sanatoria, l’amministrazione di Montecchio Maggiore, eletta al grido di “Padroni a casa nostra”, si dimostra del tutto indifferente ed inadeguata nella sostanza, in particolar modo nella tutela dei propri cittadini.
Dalle ultime elezioni e, in conseguenza anche a Montecchio Maggiore, come in gran parte del resto d’Italia, pare riscontrare la cruda realtà nel aforismo che si può trovare all'entrata di qualche osteria, dove si legge: il padrone sono io, chi comanda è mia moglie! Con l’ovvio adattamento...
Piero Puschiavo
MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE
COORDINAMENTO REGIONALE DEL VENETO
DOCUMENTO POLITICO
Vicenza, 15 novembre 2009
L'ufficializzazione della bocciatura della mozione “Ritornare Avanti”, dovuta ad una serie di “irregolarità”, riscontrate dalla Segreteria Nazionale del Congresso, alcune assai discutibili, mi porta ad una riflessione su certo burocratismo palesemente strumentale.
Un tempo, scevro ed acerbo delle farraginose logiche partitiche, ritenevo questi meccanismi decisamente secondari nella dialettica politica; oggi occorre riconoscere che “la legge (o la regola) non permette ignoranza”.
Questa Fiamma Tricolore che, tralasciando i pasticci d’ufficio romani, non è stata in grado di presentare un organigramma dirigenziale chiaro, con tutte le logiche conseguenze negative in termini di confusione, scarsa trasparenza, perdita di orientamento e fiducia nelle Federazioni, ha però dimostrato una grande “abilità” nel redigere un regolamento ad uso e consumo di interessi altri a quelli di un Movimento sano, vitale, proiettato al futuro, per salvaguardare invece uno status quo tipicamente partitocratico, pesante e ammuffito. Per alcuni la politica è anche questo, per altri evidentemente è solo questo. Per me no!
Sebbene deluso dalla bocciatura della mia mozione, che presenterò ugualmente al Congresso (magari come emendamento), ritengo sia il caso di rivedere dal fondo tutti gli errori di sommarietà e pressapochismo che investono non solo l’ufficio romano, ma gran parte delle Federazioni o presunte tali. Secondo le logiche politiche, occorre immediatamente mostrare di essere una forza unita nell’intento e coesa nell’azione; cosa che, senza organizzazione, diventa difficilmente realizzabile ed incapace quindi di porsi seriamente nell’agone politico.
Sulla mia esperienza fiammista in questi anni mi esprimerò al Congresso, così come tanti altri dovrebbero fare, mentre, per quanto riguarda ipotetici scenari futuri, molto dipenderà dalla consapevolezza di una base militante che sin da subito dovrà mostrare di essere tanto attiva e tenace (cosa assai più facile per naturale conformazione) quanto ordinata e disciplinata.
La mia visione politica è sempre andata oltre la polvere di scrivanie e scartoffie che oggi non permettono, non solo di presentare la mia mozione, ma di scardinare una situazione statica che mai come in questo momento, dovrebbe invece riverberare tutta la propria energia dirompente sul piano politico-nazionale, carico di nefandezze di ogni sorta.
E, come se non bastasse, a conferma di quanto da tempo vado denunciando e sostenendo, si “minacciano” vergognosamente i nostri giovani, regolarmente tesserati, attraverso eventuali ricorsi legali, qualora avessero l’ardire di organizzarsi “illegalmente”, quasi fossero dei carbonari cospiratori o peggio ancora. La vicenda non necessita di altri commenti, perché è lo specchio esatto di quello che oggi è il nostro Partito…
A Roma, nella città simbolo della nostra storia politica, bisognerà affermare e dimostrare che
Oggi devo apparentemente cedere il passo alla burocrazia e ad una concezione della politica che non mi appartiene, ma non devo e non posso abbandonare ciò che in questi anni è stato costruito e soprattutto non tralasciare e dimenticare il punto di partenza lanciato da Verona lo scorso 31 gennaio. La riconoscenza riscontrata in molte regioni, soprattutto al Sud, ha rinvigorito la mia volontà di proseguire “istituzionalmente” all’interno della Fiamma che ritengo ancor e comunque uno strumento fondamentale e veicolo di valori ed idee necessario per scendere in campo contro gli “squali” della politica nazionale.
Con "Ritornare Avanti" lancerò dal V Congresso Nazionale della Fiamma Tricolore la mia volontà di rimanere all’interno di uno schieramento che riconosco essere l’erede legittimo del più autentico ed originario Movimento Sociale e, chi si riconoscerà in questo “documento”, si dovrà porre, sin da subito, con il dovuto e “statutario” rispetto, come artefice e guardiano di una nuova fase che si pone, come proprio obiettivo primario, il ritorno della politica nel suo senso più profondo e autentico, fatta di spirito di sacrificio, impersonalità attiva e lucidità analitica, da farsi valere nello squallido ed oramai degradante e degradato scenario politico nazionale.
A Roma bisognerà dare prova tangibile e non eludibile di essere pronti a questa prossima sfida, portando un forte segnale di presenza attiva, consapevole e militante, non meramente “folkloristica”, visibilmente sobria nella forma, assolutamente non facinorosa, ma politicamente risoluta e determinata.
Solo in questa direzione
Ringrazio tutti i “coraggiosi” sottoscrittori della mia mozione, siciliani in testa, che incuranti delle conseguenze hanno dimostrato una volontà di mantenere aperto e rilanciare un dibattito a mio avviso imprescindibile per il futuro della Fiamma Tricolore. Mantengo altresì il dovuto rispetto verso i sottoscrittori della mozione del Segretario Nazionale in quanto hanno ritenuto positiva e degna di riconferma, la rappresentanza che
Ora è tempo di decidere se insistere, delegare o rinunciare. A voi la scelta!
Io l’ho già fatta: rimango sul pezzo, consapevole e combattivo.
Piero Puschiavo

V CONGRESSO NAZIONALE
MOVIMENTO SOCIALE FIAMMA TRICOLORE (XXII MSI)
ROMA 5/6 DICEMBRE 2009
MOZIONE CONGRESSUALE
RITORNARE AVANTI!
DI PIERO PUSCHIAVO CANDIDATO A SEGRETARIO NAZIONALE
Parte prima (a cura di Piero Puschiavo)
Obiettivo principale di questa Mozione congressuale e ferma volontà dello scrivente è il tentativo di imprimere una svolta decisa che tragga il Partito fuori dal pantano dell’immobilismo politico in cui da troppo tempo si trova e che ci condanna tutti all’assenza di una prospettiva futura.
Ho preferito privilegiare una Mozione più di taglio “analitico” che tecnico/propositivo, questo in ordine a 2 motivazioni di fondo: è mia intenzione elaborare eventuali proposte in forma collegiale e partecipativa all’interno di specifici comitati scientifici, aperti a contributi interni ed esterni al partito; la stesura dell’ennesimo documento eccessivamente elaborato e dettagliato è in questo momento di importanza secondaria rispetto alla necessità di uomini che siano effettivamente intenzionati a dar seguito alle proprie enunciazioni (la mozione vincitrice all’ultimo Congresso Nazionale docet…)
Premessa
Fui uno tra i convinti sottoscrittori della mozione “Rifondare, Riaffermare, Rilanciare” presentata da Luca Romagnoli nell’ultimo congresso nazionale, lo ribadisco qui, senza imbarazzo o rimorso alcuno, ma il tempo trascorso ha purtroppo mostrato, anno dopo anno, l’incapacità o la non volontà di tener fede e dare attuazione concreta a quanto entusiasticamente in molti allora prospettammo, disattendendo gli stessi punti programmatici e ri-organizzativi inseriti nella mozione. A questo si deve aggiungere poi il mancato sviluppo ed attuazione del Programma Politico, del quale fui “designato” garante, ma in maniera oggettivamente solo virtuale.
Oggi tutti i militanti di Fiamma Tricolore devono decidere se mantenere intatto questo stato di cose, preservando quindi l’immobilismo o essere i protagonisti di una svolta che ritengo quanto mai legittima, salutare ed ineludibile, se si vuole sinceramente e realmente ridare credibilità ed affidabilità al Partito.
Le ultime scelte elettorali hanno visto
Dalla manifestazione di Roma del 2 dicembre 2006 abbiamo assistito ad una continua regressione del Partito che non ha più saputo giustamente valorizzare l’azione dinamica, innovativa e dirompente che la spinta giovanile di una rinvigorita base del partito aveva saputo apportare alla Fiamma Tricolore, arrivando a condurre con rinnovato entusiasmo il Segretario Nazionale Luca Romagnoli sul palco di piazza San Giovanni, tra i massimi esponenti delle forze organizzatrici, oggi, piaccia o no, alla guida dell’attuale esecutivo; implicito riconoscimento ottenuto grazie alla consistenza, all’affidabilità e all’energia positiva e determinata che in quel periodo facevano convergere l’attenzione di molti, politici, osservatori e semplici cittadini, sulla Fiamma Tricolore.
Lo spazio venutosi a determinare (almeno embrionalmente) per eventuali dignitose ed interessanti trattative politiche e la possibilità di interagire con altri partiti politici si sono però presto trasformati in svilenti atteggiamenti da mendicanti, che non si addicono a chi rappresenta, o meglio, in questa condizione, si arroga di rappresentare, una Storia fatta di dignità. Ripagati poi con poche briciole, fummo costretti a convenire ad un accordo con
Incapacità e/o non volontà quindi di cogliere fino in fondo l’apporto sin lì fornito da quei movimenti che fiduciosi ed entusiasti avevano accolto l’apertura del Partito verso di loro.
A questo occorre aggiungere il mancato accordo tra partiti di “area” nelle elezioni politiche del 2006, quando
La responsabilità della dirigenza nazionale è quindi altissima, tanto che la progressiva totale mancanza di indicazioni di indirizzo in merito all’azione politica, ha portato ad una diffusa emorragia di energie, fisiche ed intellettuali.
Il disinteresse palesato da parte consistente della dirigenza verso questa situazione negativa deve farci riflettere sul proseguo del nostro percorso, in quanto l’impegno e la dedizione per contribuire alla crescita della Fiamma, da parte di pochi soggetti, non gode assolutamente di considerazione.
La volontà di mantenere statica la situazione nelle federazioni inoperose, soffocando e mortificando così ogni tentativo di rilancio, è un dato di fatto, grave e preoccupante, “giustificato” unicamente in un’ottica di salvaguardia di posizioni “intoccabili”.
Dalla prima presentazione del programma politico, sino a quel momento pressoché inesistente, non si è aggiunto altro che l’ambiguità nella presa di posizioni discordanti coi suoi contenuti.
I repentini cambi di posizionamento a livello elettorale sono l’emblema di un atteggiamento privo di serietà e fiducia nei confronti degli elettori.
La voce ufficiale del Partito è ormai sintonizzata su frequenze innocue, ben attente a non irritare la suscettibilità altrui.
Per uscire da questo stato comatoso occorre immediatamente rendersi coscienti che sino ad oggi tutto è stato disatteso. Promesse mai mantenute, periodiche retromarce ed incapacità non solo a rilanciare un partito, ma a mantenere unita una comunità.
Necessità immediate
Sicuramente la preparazione politico-dottrinaria rappresenta una componente basilare, unitamente alla costanza, alla continuità della militanza, alla ricerca e all’individuazione di strumenti comunicativi più adatti e tattiche efficaci, alla necessità imperativa di sostenere le cause più vicine alla gente, preservando una propria peculiare libertà di azione.
Ritengo quindi necessario dar vita finalmente ad una scuola politica che inizi a formare la futura dirigenza, operazione fino ad oggi “frenata” laddove non addirittura boicottata perché interpretata come un possibile mezzo per minare le posizioni di “comando”.
Assolutamente significativa a tal riguardo è infatti la mancanza di considerazione per i giovani che, stanchi, delusi e demotivati, quando non mortificati, hanno preferito percorrere altre strade. Questa è una responsabilità che il partito si deve assumere in pieno e in tutta onestà, anche perché l’attuale livello dirigenziale non ha consentito alcun tipo di ricambio, non tanto in ottica puramente anagrafica quanto e soprattutto in quella di un ringiovanimento degli spiriti e delle mentalità.
Manca il giusto spazio per i pochi amministratori locali iscritti alla Fiamma Tricolore, unici a percepire e conoscere le concrete esigenze del proprio territorio, autentiche antenne del Partito tra la gente, spesso e volentieri sostenuti e stimati dai propri cittadini e trascurati, quando non dimenticati dal Partito: incredibile! Propongo quindi che essi, automaticamente, possano trovare posto di diritto nel Comitato Centrale, il cosiddetto “Parlamento del Partito”, per apportarvi il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze acquisite insieme ad indicazioni utili all’elaborazione di tattiche migliorative della nostra strategia.
L’esperienza di questi ultimi anni ci insegna come i partiti si siano allontanati dalla gente, principalmente quelli piccoli, quelli più “ideologizzati”, che hanno mostrato una maggiore fallibilità nell’intuire, comprendere, interpretare e veicolare le nuove dinamiche sociali, economiche e politiche, con i relativi bisogni, problemi e aspettative degli italiani.
È per questo che siamo chiamati a scegliere i nostri uomini migliori i quali, attraverso proposte politiche, dimostrino di saper leggere l’attuale contesto nazionale ed internazionale, per condurre l’azione dei propri militanti, a loro volta tenuti a dimostrare disciplina, spirito di sacrificio, responsabilità, disponibilità di apprendimento.
Creare immediatamente un blocco operativo capace di mobilitazione ed operatività politica sul territorio; saranno nominati dei soggetti di collegamento in modo da creare una rete operativa permanente.
La necessità di ridare nuova linfa alla Fiamma Tricolore è prioritaria, così come lo è la visibilità di un simbolo che da oggi dovrà essere intangibile, per tutto il suo portato storico/valoriale, per la sua innegabile fascinazione e riconoscibilità, che vanno però rinvigorite e veicolate nel migliore dei modi e con continuità.
I punti fondamentali
L’attuale programma politico della Fiamma Tricolore necessita di una parziale revisione ma sostanzialmente lo si può utilizzare come linea guida.
Occorre forzare sin da subito le tematiche più importanti quali:
Questi punti fondanti rappresentano una base sulla quale avviare una più ampia e dettagliata propaganda.
La riconquista dello Stato Sociale attraverso la rivendicazione della sovranità monetaria e la difesa della propria identità attraverso la lotta all’immigrazione dovranno però essere le battaglie privilegiate della nuova azione politica, in quanto elementi prioritari da cui si sviluppano tutte le maggiori problematiche e negatività.
Su questa logica è necessario costituire un comitato scientifico che analizzi ed esponga le proposte di soluzione alternativa riguardo le tematiche di riferimento ai punti sopra citati.
Parte seconda
Programma Politico Sociale Economico
Il seguente concetto dovrà essere la base dell’azione politica della Fiamma Tricolore perché solamente chi si dimostra autenticamente sociale, oltre le sigle convenzionali, può dare quel segnale propulsivo che, se diffuso con competenza ed affidabilità attraverso una seria preparazione politica, può riportare
Scopo essenziale della politica è quello di impostare ed organizzare l’azione e la funzione dello Stato per conseguire il miglioramento del bene comune, in ossequio ai dettami costituzionali della Repubblica Italiana.
Le azioni politiche dovranno essere finalizzate a realizzare uno Stato autenticamente vocato socialmente, capace di salvaguardare gli interessi e la dignità di tutti i propri cittadini. Questi debbono essere essenzialmente preservati dalla cupidigia delle attività speculative causate principalmente dall’esistenza di monopoli privati che si sono inseriti nella gestione dei pubblici servizi. Tutte le azioni di governo dovranno articolarsi nella massima trasparenza a difesa dei diritti inalienabili delle persone fisiche troppo spesso sacrificate a favore degli interessi delle persone giuridiche nazionali ed internazionali.
Pertanto l’azione politica, intesa unicamente come servizio a favore dell’intera comunità dovrà essenzialmente articolarsi lungo le due grandi direttrici:
- porre in essere tutte le azioni capaci d’incrementare lo sviluppo ed il benessere fisico e morale della collettività nazionale;
- porre in essere tutte le azioni di controllo per la sana ed efficiente gestione a salvaguardia della “RES PUBLICA”.
Oltre a ciò la politica è chiamata a svolgere correttamente la formazione e l’informazione culturale di tutti i cittadini, facendo loro chiaramente comprendere la sostanziale differenza tra l’essere considerati soggetti oppure oggetti dell’azione politica, come da troppo tempo squallidamente avviene.
Le due azioni combinate, sviluppate correttamente con spirito di servizio dai politici, forniscono loro gli unici presupposti per poter esercitare legittimamente la loro azione svolta rigorosamente nell’interesse dei propri elettori in ossequio al mandato democraticamente ricevuto.
Mentre le scelte, gli indirizzi e le modalità da seguire per individuare la migliore politica di governo per raggiungere più velocemente gli scopi prefissati, possono essere condivisi od opinabili, in ogni caso frutto della corretta dialettica interna, un punto deve restare fermissimo: quello di preoccuparsi “in primis” di disporre delle necessarie risorse economiche per realizzare i propri programmi enunciati. Senza questa verifica, senza una chiara e realistica sensibilità politica, capace di eliminare ogni forma di rapina a danno delle risorse e del reddito pubblico, realizzate con speculazioni più o meno palesi, l’azione di governo può risultare insoddisfacente o impossibile. Dovrà essere eliminata qualunque tecnica speculativa capace di sottrarre risorse economiche nazionali, da destinare allo sviluppo generale dell’Italia e alle attività sociali.
Ciò non facendo, qualunque azione intrapresa da una qualsiasi formazione politica risulterà vana, velleitaria ed ingannevole verso il prossimo, verso il proprio elettorato, e verso i propri figli. Pertanto mentre si riconosce che il miglior sistema conosciuto per realizzare e ridistribuire la ricchezza prodotta dall’intera comunità, risulta quello dell’iniziativa privata e del libero mercato, con la conseguente preminenza dell’impegno personale di ciascuno, occorre fermamente ribadire il limite invalicabile per tutte le attività private. Tutto ciò che riguarda l’ordinamento, le azioni e la gestione di pubblici interessi e servizi, specialmente per quelli che non possono essere svolti in regime di concorrenza, debbono assolutamente essere amministrati da organi pubblici sotto il diretto controllo delle forze politiche e dei cittadini interessati (distribuzione acqua, gas, energia, sanità, nettezza urbana, autostrade, ecc.) nell’interesse collettivo, e messi a disposizione della comunità al puro costo d’esercizio, efficiente, funzionante e funzionale. Ogni forma di speculazione produce indebita sottrazione di ricchezza da parte dello speculatore a danno del reddito prodotto dalla comunità e dal singolo cittadino.
La più grossa azione speculativa che appesantisce ogni iniziativa sia pubblica che privata è sicuramente quella perpetrata dal privato apparato bancario e monetario a danno delle istituzioni pubbliche e delle attività private. Anche in ossequio ai dettami della nostra Costituzione, occorre eliminare nei tempi più brevi possibili, questo grave handicap, vero e proprio freno a mano tirato nei confronti dello sviluppo dell’economia nazionale e del benessere nazionale ed individuale.
Occorre eliminare nei tempi più brevi possibili queste disfunzioni e riconferire allo Stato la piena sovranità politica che non può prescindere in nessun caso da quella monetaria e bancaria. Lo Stato, come da esperienze acquisite in cento anni di attività pregressa, dovrà tornare a battere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini. Il signoraggio che si determina sempre in queste circostanze, dovrà essere acquisito dallo Stato a titolo originario ed essere utilizzato per l’azione pubblica e per le esigenze collettive ed individuali dei cittadini.
La lotta di classe, volutamente aizzata e coltivata sino ad ora, è servita unicamente per distrarre e tenere occupate le due categorie: datori di lavoro e lavoratori assurdamente contrapposte, per impedire loro di comprendere chi è veramente a praticare la tosatura a monte della ricchezza prodotta dall’intero mercato. Per favorire l’unità d’intenti a tutela dei reciproci interessi è auspicabile la socializzazione degli utili realizzati nelle attività produttive.
Le attuali coalizioni di destra e di sinistra dimostrano l’incapacità di produrre azioni di governo capaci d’affrontare e risolvere le problematiche economiche e sociali causate dall’incertezza e dalla scarsa incisività sino ad ora dimostrata per far cessare la sottrazione di ricchezza dall’intero mercato praticati dalle attività mafiose d’ogni tipo e dalla gestione privata della funzione bancaria e monetaria. Tramontata definitivamente la fittizia contrapposizione ideologica tra destra e sinistra e sulle grandi impostazioni di fondo, la popolazione avverte l’inutilità dell’azione politica intrapresa sia dalla destra che dalla sinistra e come segno di disaffezione si allontana dalla politica, diserta sempre più le elezioni e quando vi partecipa, vota quasi sistematicamente contro la formazione di governo in carica. Se la politica non sarà capace di affrontare i problemi veri che affliggono le persone fisiche e le Pubbliche Istituzioni, lo scollamento con il corpo elettorale è destinato a divenire sempre più irreversibile; i neanche troppo malcelati scenari assai inquietanti che si prefigurano impongono a chi ha più senno di farne uso pronto e copioso per impostare strategie finalizzate al raggiungimento del bene comune di tutti e di ciascuno.
È arrivata l’ora improcrastinabile di realizzare il cambiamento nell’interesse generale dei cittadini sempre più vessati dal bisogno e dal debito. Ci sono sempre più pressanti motivi per spingere le persone più responsabili e preparate a spendersi a favore del sociale.
All’incremento medio della produttività nei diversi settori produttivi, non corrisponde una maggior diffusione di benessere dei cittadini, viceversa il progressivo impoverimento ed indebitamento sia pubblico che privato.
Attualmente la legittimazione dell’azione politica può derivare solo dall’impegno per affrancare la popolazione dalla schiavitù del debito gassoso, sempre più avvolgente ed opprimente, costruito dalla “cupola” bancaria-monetaria, nelle diverse articolazioni ed a tutti i livelli, nella più assoluta indifferenza di quasi tutto l’attuale apparato politico.
Lo strumento principalmente usato per il condizionamento dell’intera società, dell’intero mercato e dell’intero apparato produttivo, è proprio quello derivante dall’amministrare il debito bancario e monetario, creato sia in sede di emissione monetaria, dolosamente sottratta alla funzione pubblica, sia nella fase ancor più delicata della scelta e della programmazione delle politiche economiche e sociali, sottratte di fatto all’Esecutivo Politico e cedute dolosamente a favore dell’apparato bancario-monetario, svincolato da qualsiasi controllo pubblico e politico.
Dovrà essere rivisto e riorganizzato il servizio bancario e quello nazionale per il lavoro. Dovrà farsi strada il più rapidamente possibile, per non disperdere pubbliche risorse, il concetto di remunerare i cassaintegrati a tariffa intera ed utilizzare le loro capacità lavorative a favore delle attività pubbliche e sociali. Seguendo questa ottica, sia per favorire il recupero sociale e psicologico che per fare loro apprendere la capacità della futura autosufficienza è opportuno estendere questa possibilità anche ai nostri detenuti.
Un nuovo volto dell’immigrazione?
L’immigrazione è diventata la piaga del terzo millennio. Questo tema va affrontato liberando il campo da ogni forma di buonismo e di falso moralismo, con coraggio e decisione, soprattutto senza grosse distinzioni tra immigrati regolari e clandestini.
Qualcuno dovrebbe essere già al corrente di quali siano le direzioni generali del problema immigratorio in Italia ed in Europa. Si è trattato, inizialmente, di una manovra di certi avvoltoi del capitale industriale, mirata ad aumentare i loro profitti (gli extracomunitari avrebbero fatto quei lavori che gli europei, troppo benestanti, non volevano più fare: invece li avrebbero fatti se fossero stati retribuiti adeguatamente).
Inoltre, gli immigrati avrebbero compensato la denatalità e quindi pagato le nostre pensioni (falso: la maggior parte di loro o lavora in nero o dipende totalmente o parzialmente dall'assistenza sociale); essi avrebbero mantenuto il livello antropico dell'Europa (non è chiaro perché quel livello debba essere mantenuto, l'Europa occidentale è sovrappopolata); ecc. Vero è che gli immigrati extracomunitari sono andati ad alimentare la criminalità (il 70% circa della microcriminalità in Europa è a loro carico) e ad esasperare i problemi sanitari (hanno il monopolio dei pronto soccorso e hanno portato ogni sorta di malattie tropicali e non, che una volta si consideravano debellate o magari erano da noi sconosciute) e ad abbassare il livello di vita degli autoctoni, aumentandone il tasso di disoccupazione (essi sono i principali esecutori di lavoro in nero). Quando
Assieme agli avvoltoi capitalisti, a favorire l'immigrazione/invasione furono e sono coloro che adesso e sempre sono stati i loro sciacalli: i marxisti (quindi: i partiti politici di sinistra) - e della sinistra fa anche parte il clericalismo postconciliare, cioè: quasi tutto. Adesso, con il fallimento della cosiddetta lotta di classe, la sinistra “classica” è decisamente allo sbando e la bandiera “falce, croce e martello” viene raccolta da una parte del clero che, non più tanto surrettiziamente ma in modo sempre più evidente e sfacciato risulta essere la componente più importante della “nuova sinistra”. Tutta gente che vuole cambiare i connotati antropologici dell'Europa per sostituire quei voti che non ricevono più dagli operai e per riempire la chiese di nuovi “fedeli”.
Vale anche brevemente l'osservazione che una cosa è “immigrazione” in generale (un fenomeno molto antico) e un'altra cosa è immigrazione terzomondiale. Quando si perde di vista il fatto razziale, nelle analisi sociali si è immancabilmente destinati ad arrivare a conclusioni false.
Fatte queste osservazioni preliminari, constatiamo che la piega che sta prendendo l'economia (ma piuttosto: la finanziologia) internazionale, che si riflette sull'andamento della produzione industriale e sull'impiego della manodopera, non manca di avere conseguenze anche sui fenomeni migratori. Nei paesi cosiddetti “civili” sale la disoccupazione; le scuse per fare venire ancora manovalanze “a buon mercato” diventano sempre più inverosimili. E difatti gli immigrati terzomondiali che arrivano per “lavorare”' sono sempre meno. L'immigrazione terzomondiale adesso è in massima parte o clandestina o per “ricongiungimenti”: quindi si tratta di gente che, esplicitamente, viene o a farsi mantenere da qualcuno (dai loro parenti che già hanno un lavoro o dall'assistenza sociale), oppure, caso dei clandestini, che viene già in partenza con l'unico sbocco della microcriminalità, del parassitismo, del lavoro nero. Dall'immigrazione dirompente si è passati all'immigrazione strisciante; e la tendenza è che questi si incistino nel tessuto sociale, creando punti di “pericolosità sociale” che sono fuori dalla competenza dell'ordine pubblico e punti d'appoggio e di riferimento per attività delittuose.

Nell’attuale scenario politico, dove mancano idee, contenuti e soprattutto proposte incisive a fronte del dramma socio-economico che investe sempre più la nostra Italia, una forza come
Nel corso di questi ultimi cinque anni - e probabilmente già in precedenza - si sono verificate troppe situazioni negative, legate a mancanza d’equilibrio, di lungimiranza e probabilmente di onestà intellettuale, che hanno purtroppo progressivamente allontanato il partito dalla visibilità necessaria nel panorama nazionale, ma soprattutto lo hanno reso incapace di interagire con le altre forze politiche e di dialogare con gli italiani.
La totale assenza di direttive politiche da parte dei vertici “reali” della Fiamma Tricolore, una struttura elefantiaca troppo burocratizzata, non al passo coi tempi e sovradimensionata rispetto alle condizioni attuali del partito, ha portato
Ora, in vista di un tanto sospirato Congresso nazionale,
Un futuro che, se si vuole davvero tentare un cambio di marcia, dovrà giocoforza essere totalmente differente dal recente passato e dal presente, affinché
Un cambiamento si rende quindi necessario contro un attendismo ed un’inerzia che non hanno portare alcun risultato apprezzabile.
Un ritorno all’approccio coraggio con la realtà, per affrontare con decisione risolutiva le problematiche attuali.
Un richiamo all’essenza, a noi stessi quali testimoni di una storia portatrice di valori, di etica, di spiritualità e di avanguardia.
Al teatrino politico che vede da una parte slogan e spot elettorali e dall’altra il moralismo più falso ed ipocrita,
Verso un Movimento organico e coeso, plasmato da meritocrazia ed affidabilità dei suoi aderenti, al di là ed al di sopra di qualsiasi inutile e dannoso personalismo, clientelismo o legame a carattere personalistico.
Un Movimento Sociale che dovrebbe imparare a guardare a destra facendo i dovuti distinguo laddove “destra” è troppo spesso sinonimo di conservatorismo, liberismo e clericalismo, talvolta anche quando declinata al “sociale”.
Un Movimento non tanto “alleabile” a chissà quali aleatorie “controparti”, ma rigorosamente chiaro, ortodosso ed intransigente nei suoi punti e linee guida quanto disponibile al dialogo, consapevole nella strategia, elastico nelle scelte tattiche; in fondo, le volte che siamo stati “alleabili”, quali risultati abbiamo ottenuto? Con quale conseguente migliorata considerazione ne è uscito il partito?
Dobbiamo assolutamente tornare ad essere un soggetto che sappia rassicurare ed infondere certezza, ma per serietà, linearità di comportamento, volontà di applicazione e capacità di interpretazione.
Forte richiamo al concetto di Patria, di solidarietà nazionale, di unità d’Italia (nella consapevolezza del suo dipanarsi storico), affermazione dell’Identità versus fenomeno immigratorio e sue dinamiche, atomizzazione sociale e disgregazione della comunità.
Recupero della Sovranità Monetaria quale unica soluzione radicale alla recessione economica e al saccheggio dello stato sociale; obbiettivo imprescindibile sulla strada di più ampio affrancamento politico nazionale ed europeo.
Siamo stati i primi a sollevare queste questioni, a denunciare questi problemi, divenuti in seguito reali e di dominio pubblico, ed abbiamo anche sempre indicato la strada delle giuste soluzioni laddove vi fosse reale volontà politica. Siamo stati i precursori delle risposte a queste tematiche, ed è stato il nostro dna politico a dettarcele.
Sebbene l’Italia si contraddistingua anche per le proprie preziose ed irrinunciabili specificità, è importantissimo ritrovare la credibilità nel Meridione, attraverso il ritorno dello Stato che da ormai 60 anni ha di fatto una Sovranità Virtuale, abbandonando a sé stesso l'autentica Fonte di Sviluppo futuro per il Paese, in una terra tanto vessata quanto generosa e desiderosa di riscatto che ha sempre ripagato con la fiducia del voto
Ora, cari camerati, ci accingiamo a scegliere il futuro del nostro Movimento, ben consapevoli che serve una prova di coraggio.
Vincere la paura delle chiacchiere e dar seguito ai fatti.
Chi, col lavoro serio, silenzioso e costante, ha portato a casa qualche seppur piccolo risultato sul piano elettorale, ha però ridato grande entusiasmo tra i nostri più sinceri militanti.
Nessuno pretende di avere la bacchetta magica; la strada verso cui la nostra idea ci ha condotto è sempre stata impervia e necessita perciò di lucidità, pretende da noi energia, decisione e soprattutto unità, ma ci potrà regalare ancora delle soddisfazioni, ne sono certo.
Non è più tempo per attendere i periodi elettorali quali unico momento “pulsante” del partito. Le fortune del domani si costruiscono col sacrificio di tutti i giorni.
Ritorniamo ad essere più che ad apparire:
ritornare avanti!
Piero Puschiavo
Movimento Sociale - Fiamma Tricolore
Vicenza, 21 settembre 2009
L’ipocrisia che investe gran parte della politica nazionale si evince anche di fronte alla morte dei soldati italiani a Kabul.
Sebbene i nostri militari in Afghanistan meritino il giusto rispetto per lo spirito con il quale affrontano la propria missione, ancor più per chi è caduto; atteggiamento contrario deve essere invece tenuto per tutti quei politicanti che mascherano la mancanza di sovranità, se non di orgoglio nazionale, sacrificando i nostri soldati su di un fronte che non difende nessun interesse nazionale, ma che rimane esclusivamente funzionale alla scellerata politica estera statunitense, assecondata oramai anacronisticamente in virtù di un “patto Atlantico” che non ha più ragione di esistere.
La Fiamma Tricolore, da sempre e coerente con il proprio programma politico, ribadisce l’esigenza di una immediata uscita dell’Italia dalla N.A.T.O. in quanto, oggi a maggior ragione, non ci possiamo più permettere di mantenere questo dispendio di denaro e soprattutto di giovani vite, quali debiti da pagare (fino a quando?) per aver “perso” la Seconda Guerra Mondiale.
Se, in un recente passato, l’essere parte della N.A.T.O, era giustificato dalle logiche di Yalta, in contrapposizione al “ pericolo sovietico”; venuta meno la contrapposizione est-ovest, oggi non ci possono più raccontare che le ragioni di una nostra presenza militare in Afghanistan siano quelle di una “missione di pace” o, peggio ancora, in funzione anti-terroristica innanzi pericolo di Al-Qaeda: una fantomatica organizzazione con a capo un uomo barbuto che, in sandali e con un ramo secco come bastone, coordina una rete terroristica mondiale, dall’interno di qualche caverna Afgana.
Quanto durerà il tempo delle favole?
Piero Puschiavo
La grande soddisfazione espressa del mondo politico occidentale in riferimento alle elezioni democratiche” svoltesi in Afghanistan ha assunto un forte grado di ipocrisia unitamente ad una totale mancanza di realismo e di seria analisi politica.
Se di elezioni democratiche si parla, non si capisce l'eccezionale militarizzazione dei seggi che, anche se protetti dai “cattivi” Talebani, pensiamo non abbiano garantito regolari scrutini e operazioni di voto. Servirà infatti più di un mese per scrutinare poco più di 6milioni di voti. Come prevedibile, poi si annunciano brogli e quant'altro, mentre i due candidati continuano a proclamarsi vincitori.
Come si può dunque parlare di successo!
D'altronde sappiamo benissimo come funzionano certe elezioni. Probabilmente un copione visto anche nel dopoguerra italiano, dove la “democrazia” americana garantì (o favorì) la vittoria alla Democrazia Cristiana.
Queste forme democratiche imposte da più di sessant'anni, con le armi o con il ricatto, per preservare il mantenimento degli equilibri del patto atlantico,” in gran parte del Medio Oriente e non solo, non hanno fatto altro che portare guerre, distruzione, migrazioni e immigrazioni verso l'Europa.
Sebbene si continui a parlare di successo e di democrazia è bene ricordare che i più feroci massacri e le più inaudite violenze si sono avute in seguito all'’annuncio di “vittoria della democrazia” e “ristabilita la pace” da parte degli USA, registrando oltretutto un continuo incremento di perdite di soldati statunitensi non ancora concluso.
Per una politica più equilibrata e realista bisogna evitare di spacciare come un successo i continui fallimenti in politica estera da parte degli USA e dei suoi “debitori” europei che, come l'Italia, li sostengono in nome di una democrazia universale,” nemica acerrima dell'’autodeterminazione dei popoli.
Piero Puschiavo, Coordinatore regionale del Veneto
Stiamo parlando semplicemente della famosa legge sulla Socializzazione delle imprese elaborata da Angelo Tarchi, (Ministro dell'Economia Corporativa e Consigliere comunale di Milano negli anni sessanta), e voluta da Mussolini durante
Ma per ripagare il grande contributo avuto dai grandi industriali, i comunisti che controllavano appieno il CLNAI, come primo atto ufficiale, addirittura il 25 aprile 1945, proprio mentre si continuava a sparare, spinsero per abolire la "Legge sulla Socializzazione".
A testimonianza che dalla Storia si possono trarre delle indicazioni utili come questa, invitiamo il Ministro Tremonti a perseguire quanto espresso a Rimini, sapendo benissimo gli ostacoli che dovrà affrontare, più “in casa” che fuori, in quanto le logiche capitaliste” o “liberiste” non trovano condivisione a questa, che noi riteniamo, l'’unica soluzione alla salvaguardia del lavoro e alla tutela delle imprese, contrariamente alle scellerate politiche soffocanti di Basilea 2 volute ed imposte dalla cupola bancaria.
Ricordando anche che, al gran ciarlare di gran parte dei pseudo-economisti o analisti vari, giustamente bacchettati da Tremonti, rispondiamo che l'’unica soluzione alla recessione economica in atto, è di riprendersi
Piero Puschiavo
Come oramai è noto a tutti il problema immigrazione viene discusso sempre sul piano degli effetti ma mai dalle cause. In medicina sarebbe come studiare gli effetti della polmonite che senza curarla porterebbe alla morte. Così un questo bassissimo dibattito politico sul tema immigrazione abbiamo da a una parte chi vuole espellere solamente i clandestini dall’altra chi si richiama alla filosofia dell’accoglienza e della tolleranza. Una tolleranza che la Chiesa definisce carità anche se in realtà per essa è una carità pelosa perché rivolta solamente agli introiti economici che come una buona azienda anche santa Romana Chiesa cura con molto interesse. Cicerone descriveva questo modo di agire nelle Orationes in Catilinam (Orazioni contro Catilina) definendolo come <<Parco del proprio e generoso dell’altrui>>. Evidentemente l’amministrazione clericale sa bene come interpretare la questione e vorrebbe che il tutto venisse gestito con tanto di esborsi finanziari dagli Stati interessati tranne che dal Vaticano, il quale a sua volta incassa un certo utile attraverso le proprie consociazioni. Un’ottima gestione aziendale quasi in concorrenza con Confindustria che ama socializzare i debiti e privatizzare gli utili. Da sottolineare i rapporti con l’Agenzia UNHCR, in italiano ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) nella quale si nasconde l’interesse atlantico di scardinare le radici del popoli principalmente europei.
Sul problema immigrazione quindi, appare evidente che a “qualcuno” interessi inondare l’Europa di questi poveri disperati per aumentarne la popolazione a dismisura ai fini di farla implodere dall’interno (previsione fino al 2020 di altri 120milioni di extracomunitari nella sola Europa). Ecco perché occorre adottare una politica più equilibrata ma allo stesso tempo incisiva. Per il nostro bene e per quello degli immigrati bisogna bloccare immediatamente gli ingressi e rispedire alla nazione di provenienza tutti gli immigrati senza lavoro e senza fissa dimora mentre per i colpevoli di reato il rimpatrio dovrà essere accompagnato da una lettera di addebito allo Stato di origine, a beneficio dei danneggiati.. Che sia lo Stato o la persona fisica.
In Europa e più specificatamente in Italia non c’è più posto per ulteriori immigrati in quanto siamo già in pesante esubero.
Se la Chiesa, tanto amica degli Stati Uniti, prende come esempio l’accoglienza della più grande democrazia è bene ricordare che la Grande Mela appunto, ha una intensità abitativa di circa 31 abitanti per Km² (1/5 della Cina) contro i 113 abitanti per Km² dell’Europa. Non ci soffermiamo poi su cosa abbia generato sino ai giorni nostri il Melting Pot americano.
Queste non sono analisi da “razzista” o da “complottista” ma dettate da una politica responsabile del futuro proprio popolo. Sarebbe quindi sensato anche da parte della Chiesa evitare di esternare un falso buonismo a discapito di un popolo sempre più carente di identità e di spiritualità non solo cattolica.
Se si continua con questa accoglienza finiremo con l’esserne seppelliti dall’aumento demografico extracomunitario, dalle Moschee, dai Kebab e da tutta una multiculturalità che non ci darà più scampo, leghisti compresi purtroppo.
Piero Puschiavo
In riferimento ai continui disordini causati da alcuni extracomunitari nei centri di accoglienza da Gradisca d’Isonzo a Lamezia Terme e nel centro di espulsione (si fa per dire) di Milano,
Tra le solite innocue sparate estive da una parte e tra un insensato richiamo alla tolleranza dall’altra,
Chiediamo a gran voce a questo governo il blocco immediato degli ingressi, visto che dall’inizio dell’anno sono semplicemente raddoppiati, con azioni concrete e non con continui slogan elettorali.
Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto
Fiamma Tricolore
Il Coordinatore regionale del Veneto ha convocato una riunione di coordinamento per il giorno 12 luglio 2009 alle ore 10.30 (prima convocazione 9.30) presso la sede provinciale di Padova in Riviera San Benedetto 28.
La riunione è aperta agli iscritti previa autorizzazione dei segretari o commissari provinciali di competenza.
